giovedì 27 novembre 2008

Asian supply: a turning point on the Renewable Energy ground






During the last years the renewable market showed a wide tendency in becoming Global. One of the foremost players within this process is being represented by China, aiming to reach the manufacturing leadership in solar energy technologies. According to the main data processed by  Riemann International Holding and released by Shenglong Pv-Tech, one of the leaders in solar energy, within 2012 renewable industry costs will decrease of about 60%. In other words, Chinese manufacturers – above all from Shanghai - are gaining a very deep specialization on this ground, this meaning the emersion of a great know how able to let Chinese players be independent form foreign intervention.

The Chinese growth in renewable energies –  mainly in solar ones – covers the whole value-chain, from silicon working to modules assemblage. The outcomes are clear: during the last years Chinese increase in productivity reached 1500 MW, rather a positive trend if compared to the 350 MW for year 2005.

Anyway, though the photovoltaic section of solar energy market is being considered as main ground for investments, on the other hand, “it’s extremely important to proceed in sourcing as main strategy to find out favorable suppliers assuring the high quality of the regarding products” , as well explained by Mr Alessandro Delladio, Managing Director of the Italian company  Mediatex, involved in making marketplace for Chinese photovoltaic technologies. 

ASG Research Staff

Emanuele Confortin blog site: www.indika.it

On the following, our article published on Corriere Asia - English version available on request.

SHANGHAI: L'Italia crede nella corsa alle energie rinnovabili. Mentre il Governo e le pubbliche amministrazioni progettano grandi impianti eolici e fotovoltaici, i privati e le aziende si adeguano, spinti dal desiderio di sganciarsi da sistemi di approvvigionamento energetico 'imposti', e garantirsi una fonte di reddito futura. Vero che si tratta di investimenti impegnativi, per i quali sono indispensabili cospicui finanziamenti, da richiedere a banche mai come ora schierate in difesa. Vero anche che l'ammortamento dei costi di un impianto sono lunghi. Tuttavia, la mano russa sui rubinetti del gas pesa, così come le oscillazioni del prezzo del greggio, rafforzando l'idea che "cambiare si può". Aggiungiamo poi la prospettiva di garantirsi una fonte di reddito sicura e pulita, resa più accessibile dallo Stato Italiano, promotore del Conto Energia, programma di incentivi che dovrebbe agevolare la diffusione delle fonti rinnovabili, nonché mantenere gli impegni presi con il trattato di Kyoto e abbattere le emissioni di CO2, evitando così scomode penali.
Con queste premesse, l'Italia si è trasformata in un mercato di sbocco interessante, in particolare per il fotovoltaico, innescando un flusso di offerta ben superiore alla domanda, che vede la Cina in prima fila. Per soddisfare le esigenze di Germania e Spagna, dove già si guarda oltre il solare, poi di Stati Uniti, Giappone e Corea, a Shanghai e dintorni sono sorte centinaia di industrie dedicate, capaci di proiettare la produttività annua a 1500 megawatt nel 2007, rispetto ai 350 del 2005. Parte di questa iper concentrazione produttiva guarda al Bel Paese, salito al terzo posto in Europa per investimenti in ambito solare. Stando alle analisi di mercato realizzate da Riemann Investment Holdings e diffuse da Shgenglong Pv-Tech -- uno dei più importanti esportatori cinesi di moduli fotovoltaici, con 550 dipendenti e una produttività quotidiana di 1000 moduli a marchio Long Energy --, la domanda globale di fotovoltaico è destinata a crescere, passando dai 5 GW attuali, a 22 GW nel 2012, con un incremento in Italia del 126%, pari all'8% della richiesta totale (attualmente il 2% circa). Inevitabile il progressivo aumento dell'offerta, in particolare cinese, la cui crescita dovrebbe superare il 70% entro dicembre 2012, tale da poter rispondere alle esigenze dei principali mercati europei, in cima alla lista della domanda, seguiti da Nord America e a breve distanza dall'Asia, sempre più attenta al mercato del fotovoltaico, in particolare in Giappone (+43%) e Corea (+85%), ma anche Cina e India (rispettivamente +70% e +44%).
Tornando all'Italia, il boom in atto ha innescato un sistema di iper-competizione sui prezzi, che gli addetti ai lavori spesso descrivono come "simile ad un gioco in borsa". Inevitabile l'affermarsi anche in questo caso dei prodotti più a buon mercato, se pur di qualità e in linea con le direttive europee, in buona parte realizzati in Estremo Oriente. Ma come si fa a scegliere un fornitore cinese affidabile, in grado di offrire moduli di qualità, districandosi in un labirinto di offerte e 'vicoli ciechi'? "La selezione di un fornitore dipende da molte variabili -- spiega Alessandro Delladio, amministratore di Mediatex srl, società trevigiana specializzata nel sourcing del fotovoltaico in Cina --, da considerare nel loro insieme e non singolarmente. Si parte dalle materie prime, con il silicio grezzo in primis, elemento costoso ma fondamentale per ottenere una resa elevata e quindi livelli accettabili di qualità". Dopo anni di leadership produttiva da parte di Germania, Giappone, Usa e Korea, da tempo i produttori cinesi hanno maturato un importante know how anche nella lavorazione del silicio, concentrando così le proprie strategie di approvvigionamento soprattutto verso il mercato interno. "La scelta di silicio di qualità non basta tuttavia a garantire una produzione di livello -- continua Delladio --, ma bisogna valutare anche le fasi di trasformazione dello stesso in lingotti, la raffinatura e il taglio per la creazione dei 'waffer', dai quali si ricaverà la cella, ovvero l'elemento cui spetta il compito di catturare e incanalare i raggi solari. Solo le società più strutturate riescono a gestire tutte queste fasi al loro interno, e di sicuro possono garantire affidabilità maggiore rispetto a chi acquista i diversi componenti da altri produttori. Ultimo ma non per importanza, è sempre necessario indagare le modalità di gestione dei rifiuti adottate dai fornitori, in quanto dietro le energie 'pulite' si nascondono spesso gravi episodi di contaminazione ambientale". Cruciale dunque scegliere un partner all'altezza, soprattutto in vista, come dicevamo, dell'aumento dell'offerta, destinata a confondere ulteriormente le acque, ma anche ad abbattere i prezzi. Entro 4 anni, infatti, i costi di produzione in Cina saranno ridotti del 60%, in particolare grazie al ridimensionamento del costo del silicio (-80%) e all'ottimizzazione delle procedure di assemblaggio (-50%).

Nessun commento:

Si è verificato un errore nel gadget